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MATILDE DI SIIABIUIV

MELODRAMMA GIOCOSO

Prezzo netto cent. 25

MILANO, F. LUCCA.

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UTILDI DI SliBIil

MELODRAMMA GIOCOSO

POESIA DI

GIACOMO FERRETTI

MUSICA DI

HS0ACHI19 ROSS ili

DA R A TPR ESENTAI'. SI

NEL TEATRO COMUNALE 01 TRIESTE

V Autunno Ì895

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COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA.

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MUSIC LIBRARY UNC--CHAPEL Hia

PERSONAGGI

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AUTISTE

CORRADINO Cuor di ferro . Sig. Tiberini Mario

MATILDE SHABRAN . . . Sig.a Ortolani Tiberini Angelina

RAIMONDO LOPEZ, padre di Sig. Vitonati Antonio

EDOARDO . Sig.a Bonofi Lucas Giovanna

AL1PRANDO, medico . . . Sig. Aldighieri Gottardo

ISIDORO, poeta .... Sig. Ronconi Sebastiano CONTESSA d’Arco . . . Sig.a Zamboni Angelina

GINARDO, terriere . . - Sig. Mediai Paolo

EGOLDO, capo de’ Contadini Sig. Cancelli Ignazio RODRIGO, capo degli Armigeri Sig. N. N.

Udolfo carceriere, che non parla. Coro di Armigeri e di Villani. Villanelle che non parlano.

La scena , è nel Castello di Corradino in Ispagna .

Digitized by thè Internet Archive in 2019 with funding from University of North Carolina at Chapel Hill

A1 A-

https://archive.org/details/matildedishabranOOferr

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA.

Atrio gotico d’ un antico Castello; in fondo cancello di ferro aperto, che mette in un bosco ; a destra in fondo Torre con porta praticabile , a sinistra circa la metà una branca di scale, che conduce nel palazzo di Corradino. Trofei mili¬ tari in marmo adornano V atrio , e due lapidi presentano scritto luna :

A CHI ENTRA NON CHIAMATO

Sara’ il cranio fracassato: e l’altra

Chi turbar osa la quiete

Qui morra’ di fame e sete.

Spunta il sole.

Villani e Villanelle con canestre di frutta, ed erbaggi, che entrano pian piano condotti da Egoldo, indi ftlnard» dalla scala con un gran mazzo di chiavi in mano.

Coro Zitti: nessun qui v* è.

Possiam movere il pié

Con libertà.

Gli erbaggi - qui posiam ,

Guardiani , - giriani - vediaru

Di qua - di là.

Ego. Questo è il castello - inaccessibile

Dove comanda - quell’ uom terribile,

Pazzo, pazzissimo, - stravagantissimo,

Che mai dai sudditi - veder si fa ,

Che sempre armato - sempre accigliato,

Con brusca faccia - tutti minaccia .

y

E mai non seppe - cosa è pietà.

e ATTO

Coro ed Ego.

Oh! che ridicolo! ah, ah, ah, ah!

È un bel palazzo ! - Che ve ne pare ?

Già che siam soli - vogliam guardare: Minutamente - tutto osservare.

Che belle cose! - che rarità!

Gin. Chi va là !

Coro, Ego. (aggruppandosi spaventati) Misericordia!

Gin. Chi vi guida a queste mura ?

Qui passeggia la paura,

Qui periglio è il respirar. (scende)

Se all' intorno voi leggete Quella scritta sepolcrale,

Su la testa sentirete Brontolarvi il temporale.

Dove regna Corradino È il sepolcro ognor vicino.

Meditale quel linguaggio ,

Cominciate a palpitar.

Coro, Ego. Siamo gente di villaggio Non sappiamo compitar.

Gin. »A chi entra non chiamato

(conduce i Villani c legge:)

«Sarà il cranio fracassato.»

Coro, Ego. Bagattelle !

Gin. Non è niente.

V’è di peggio.

Ego., Coro Eh !... Peggio ancor ?

Gin. «Chi turbar osa la quiete (leggendo come sopra) «Qui morrà di fame e sete.»

Coro, Ego. Sete e fame !...

Gin. Non è niente.

V’è di peggio.

Ego., Coro Eh!... Peggio ancor?

Gin. II feroce Corradino ,

Od ia il sesso femminino.

Coro, Ego. Veli! che bestia!

PRIMO

• € f

Gin. Belle , o brutte

Se son donne le odia tutte.

Coro, Ego. Tutte! Tutte ?

Gin. Sì signor.

È una tigre, un orco, un diavolo.

Ha di ferro in petto il cor.

Ego. Questi frutti , e questi erbaggi Consueti nostri omaggi...

( esce un servo, che distribuisce monete ai Villani, e reca al palazzo i canestri. S’ode una campana)

Ego., Cono Ah! che freddo batticuore!

Che paura, che tremore!

Che cos’è questa campana,

Che don don facendo va?

Gin. Chi ha prudenza si allontana Che il padrone scenderà.

Se viene il Cerbero - fioccano i guai,

I cuor più intrepidi - farà gelar.

E della grandine - peggiore assai Le teste in aria - sa far saltar.

Cono Piano pianissimo - andiamo via

Con il proposito - di non tornar.

Adesso aiutami - gambetta mia.

Or s’ha da correre, - s’ha 'da volar.

(c Villani e le Villanelle in fretta partono con Ego.)

Gin. Vanno via come il vento. Eh! la paura Ai podagrosi ancor mette le penne.

Ehi ! Udolfo... Udolfo... visita ed osserva

( viene Udolfo cui consegna il mazzo di chiavi r itenendone solo una )

I nostri prigionieri.

Costui che venne ieri

Di don Raimondo Lopez

Unico figlio, io stesso

Adesso osserverò. Brusche parole,

Rumor di chiavistelli, brutte faccie,

Frasi orrende, minaccio;

8

ATTO

Ma, ciò cìi’è il concludente,

Fa per altro che lor non manchi niente.

( Udolfo s'inchina, e torna nel palazzo e Gin. entra nella Torre )

SCENA li.

Si sente un preludio di chitarra spagnuola ad uso degl’im-

provvisatori, indi si ascolta da lontano Isidoro, e poi

si vede dal bosco avanzarsi cantando nel castello.

•

1 5i , «Intanto Erminia fra le ombrose piante «D’antica selva dal cavallo è scorta;

«Nò già più regge il fren la man tremante,

«E mezza quasi par...« Cosa m’importa?

Ho una fame, una sete, ed un freddo,

Che fra poco una mumihia divento,

Sto in divorzio con l’oro e l’argento.

Ed il rame veder non si fa.

Biondo Apollo, bellissimo Nume,

Perchè mai són sì barbari i fati ,

Che i poeti sien tutti spiantati,

E non trovar) pagnotte o pietà?

La miseria nel volto patetico Si capisce da un quarto di miglio...

Hanno sempre al comando poetico Il singhiozzo, il sospir, lo sbadiglio E una fame... che fame eloquente!

Ed in tasca non hanno mai niente...

Ma peraltro alla fine del canto Grandi evviva!., gran plausi!.. Ed intanto Manca un soldo! Già questo si sa.

Ma questo Castellano Sarà di larga mano ,

Don Isidoro, allegro,

Preparati a scialar.

PRIMO

9

SCENA Ili.

stuardo esce, chiude la porta della Torre, ed accorgen¬ dosi d* Isidoro viene a lui correndo, e gridando; indi

Corradioo.

Gin. Chi siete? Che volete? Ali vi salvale;

Chè qui lutto è pericolo...

Isi. E adesso dove svicolo!

Ma perchè ho da scappar?

Gin. Se Cor radino

Improvviso qui viene,

Non vi resta più sangue nelle vene...

Isi. Felicissima notte !

Gin. Ah! presto, andate...

Isi. Ma come? Se le gambe Ballano la furlana,

E il core ha la quartana? Invan mi provo; Vorrei far mille miglia, e non mi muovo.

Gin. Presto, per caribù.

Isi. Vado, sì, vado.

Gin. In tempo più non siete.

Ecco qui Contadino.

]SI< Girne! Vorrei

Fare a correr col vento:

Ma mi vanno le forze in svenimento.

(nel momento che Isidoro tremando tenta fuggire comparisce Corradino con quattro Armigeri in cima della scala armalo )

Con. Alma rea! Perchè t’involi?

Fuggi invano i sdegni miei,

L’ ira mia provar tu dei,

E cadérmi esangue al piè.

No: placarmi :- no : calmarmi,

Più possibile non è.

Isi. Io... .Signore...

Con* Taci.

Gin. Taci-

Matilde di Shabran

1 b

10

Isi.

Con.

Giw.

Con.

a 3

Giy.

1 s i .

Coa.

Isi.

Coa.

Isi.

Cor.

Isì.

Cor.

Isi.

Coa,

Isi.

Coa.

Gin.

Isi.

Gin.

Cor.

Gin. a 3

Isi.

Coa.

Iss.

ATTO Dir... vorrei... che...

Zitto!

Zitto!

Il parlare anche è delitto A chi viene innanzi a me.

Il decreto là sta scritto:

Più speranza no, non v’ è,

Tremo tutto. Oimè! Son fritto!

Chi mi presta un gabriolè?

Di’ : chi sei l

Don Isidoro.

Nome molle, effeminato!

Sessant’ anni 1* ho portato;

Ma se vuol Io cambierò.

Cosa fai ?

Faccio il poeta,

Me lo legge scritto in fronte.

Sono il nuovo Anacreonte.

Ed a me chi ti mandò?

In sua lode a cantar vengo 0 sonetti, oppur canzoni.

Io non soffro adulazioni.

Le sue belle io vuo* cantar.

Le mie belle ! {con eccesso eli collera )

Che dicesti !

Le sue brutte. (con/uso)

Testa, addio.

Più non freno il furor mio.

(i investendo Isidoro con la lancia)

Di mia man ti vuo' svenar.

Pagherai col sangue il fio Del tuo stolto vaneggiar.

Ah! Si fermi, padron mio.

Un po’ più vorrei campar.

Mori. {in atto di vibrare il colpo)

Ah! no.

I

PRIMO li

SCENA IV.

Aliprando dalla scala, e detti.

Ari. Deh! V’arrestate.

Empio vanto è un cor feroce.

Sospendete il colpo atroce:

Vi sorrida in sen pietà.

(Bella è l5 ira in mezzo al campo Degli acciari al vivo lampo,

Ma infierir contro un imbelle

Cor.

Questa è troppa crudeltà.

(A ragion di sdegno avvampo.

(da sè)

a 4

Tenta invan trovargli scampo. Meditò quell’ empio imbelle

Qualche nera iniquità.)

Girv.

(Ah ! non so se trova scampo ;

(c. *.)

Isi.

Viene il tuono appresso al lampo. Sventurato quell’ imbelle.

Qui sua vittima cadrà!)

(È un portento se la scampo;

(c. s.)

Ho veduto in aria il lampo. Va a finir che la mia pelle Crivellata resta qua.)

Cor. Dottor, guarda che ceffo.

( tirando a sè Ali. 3 e forzandolo ad osservare Isidoro)

E un assassino, espia...

Isi. Ah! Di fìsonomia

Qui meglio è non parlar.

Cor. Cioè?...

Gir*. Cioè?...

Cor. e Gin. Rispondi.

Isi. Conciosiacosaehè

Fra voi, fra fui, fra me Cera di galantuomini Qui non si può trovar.

Cor. Ribaldo ! Incatenatelo.

(un Armigero reca una catena , e la pone ad Isidoro)

ATTO

jO

Isi. Perdono.

Con. Non ascolto.

In carcere gi Itatelo.

Ali. Pietà.

Co a. Pietà non v’ è.

Di te no, non mi fido.

Tu piangi, io me la rido. Chi sa qual nera insidia Venivi a macchinar!

Con quella faccia squallida Mi fece il cor gelar.

Isi. (Credea dal mare infido

Lieto saltar sul lido,

Ma un improvviso vortice a 4 Già mi ribalza in mar.

Ali. Voi eompasion mi fate,

No, no, non dubitate, Ruggir, sfogar lasciamolo;

10 vi saprò salvar.

Gin. Andiaoi , marcia»), che fate?

11 passo accelerate,

In un profondo carcere Venite a villegiar.

Gii \, Presto in carcere.

( ad Isi.)

( brusco )

Isi. Vengo... vengo... vengo.

E perchè tanta fretta?

Dopo che som venuto per staffetta Per satollar le mie gloriose brame,

(Vale a dire la fame)

[questionando con Ginardo j che lo afferra)

Se in ferri a sbadigliare andar degg’ io,

Ci voglio andare col comodo mio.

Cor. Presto: che si fa qui? Non son tranquillo

(voltandosi improvvisamente feroce )

Se noi vedo in prigione.

Isr. Altezza serenissima, ha ragione.

(parte con due Armigeri e Gi nardo}

i

P P. I M 0

Ali. Prence, Matilde giovinetta figlia

Dell’ illustre Shabran , morto in battaglia,

E a voi raccomandala Sui campo della gloria Da quel figlio immorlal della vittoria,

Vi domanda P onore Di venir nel Castello.

Con. Venga, il padre

Era un forte campimi. Splendido alloggio Tu le prepara, o mio Dottor; ma tremi Di presentarsi a me senza un mio cenno.

Udisti ?

Ali. Udii. (Sta pure allegro, o malto.

Venga Matilde, e forse il colpo è fatto.)

( esce dal Castello)

Gm. Prence, di don Raimondo {tornando)

ìl figlio prigionier, quando sull’albo,

Come imponeste vói, io visitai,

Immerso in largo pianto lo trovai;

Forse quel cor si cangia.

Con. A me lo guida.

( Ginardo apre la Torre e vi entra )

Àlfin questo superbo,

Che osò per via contrastarmi il passo,

Cadde ne’ lacci miei; quel folle orgoglio Pentito al piede io rimirar qui voglio.

SCENA Y.

gtfinariSo conduce Edoardo incatenato fuori della Jone, lo lascia con Corrodine , indi entra nel Palazzo,

Eoo. «Eccomi, e ognor lo stesso.

Cor. «E risolvesti l-

Edo. «Disprezzarti per sempre.

Cor. «Oh! quale ardire!

Eoo. «Qual delirio crudel !

ATTO

14

Con. «Sai*, che son io

«Il fatai Cuor di ferro, e pur se vuoi «Prostrarti al piede mio, cessar vedrai «Della tua schiavitù tutti gli affanni.

Eoo. «Che io mi abbassi con te!... Quanto t’ inganni

Piange il mio ciglio, è vero;

Ma per viltà non piange.

È ver, son prigioniero,

Ma ti disprezzo ancor;

Che questa tua catena Solo la man mi frena ;

Ma non fa schiavo il cor.

D’ un tenero padre Pensando al dolore,

In lagrime il core Sciogliendo si va.

No : vile non sono,

Non cerco perdono;

Sospira quest* anima D’ amor, di pietà.

Si peni, si palpiti,

Ma senza viltà.

Con. Se fra i paterni amplessi

Tu brami ritornar, la via t* è nota:

Chiamami vincitore un sol momento.

Edo. Non compro a questo prezzo il mio contento. Tu vincitor, che armato Di lorica, di scudo, in me vibrasti La smisurata tua spada, mentr’ io T opposi il solo acciaro, e il detto mio?

Chi più grande di noi? Uomo feroce,

Lu parli di valor? Tu che mi sfidi Per un stolto diritto, ed hai nel seno La sola crudeltà?

^0R’ Menti. Ginardo,

(G inardo accorre a e ja cenno ad un Armigero che tolga le catene ad Edoardo)

15

PRIMO

Togli que’ ceppi. Dammi Fede di cavaliero, ed il castello Tua prigion sarà, finché non vuoi Prostrarti al domator di tanti eroi.

Eoo. Del dono che mi fai

Abusar non saprò. Dal duolo oppresso Piangerò il padre, e sarò ognor lo stesso.

{entra nel Castello )

Gin. Signor, dei bosco per la via s’avanza Matilde di Shabran col tuo Dottore.

Cor. Fuggasi un sesso infido,

Che abbatte la virtù. Sposo, danari,

Io le darò. Del padre

Adempir vuo’ così 1’ ultima speme;

Ma femmina e valor non stanno insieme.

(entra nel Castello seguilo dagli Armigeri )

Gm. Fa pure il beli’ umore Fino che dorme amore;

Ma se si sveglia, e ognun lo sa per prova,

L’ avere un cor di ferro a nulla giova.

(entra appresso a Corrado)

SCENA VI.

Magnifica ed antica Galleria nel Palazzo di Corradino adorna di ritratti di antichi Paladini. Porta in mezzo.

ftlatildc entrando con Aliprando.

Mat. Di capricci, di smorfielte,

Di sospiri, di graziette,

Di silenzi eloquentissimi,

Di artifizi sublimissimi,

Quali Armida T inventò,

0 un Poeta li sognò,

Io ne ho tanta quantità...

Corradin si piegherà,

Al mio piè si prostrerà,

16

Ali.

Mat.

Aij.

Mat.

Ali.

at.

All

Mat.

Ali.

Mat.

Ali.

Mat.

A lì .

Mat.

Ali.

M AT.

Ali.

Mat.

Ali.

Mat.

Ali.

ATTO

Piangerà, sospirerà,

Schiavo mio restar dovrà.

Di minaecie, di fierezze,

Di furori, di stranezze:

Di decreti bizzarrissimi,

Di terrori orribilissimi,

Quali un orso l’ inventò,

0 un demonio li sognò,

Ei ne ha tanta quantità...

Corradin resisterà,

A crollar ci penserà,

Fremerà, s5 infurierà,

E spavento ti farà.

Ma tu ridere mi fai.

Quanto è fiero tu non sai.

Egli è un uom d’ un" altra pasta.

10 son donna , e tanto basta.

Ah! ragazza ci scommetto Che avrai molto da pensar.

Se riesce il mio progetto,

Voglio farlo sdrucciolar.

Qual ti sembro? ( passeggiando )

Assai vezzosa.

11 colore?

È d’ una rosa.

I miei labbri?

Son rubini.

E questi occhi?

Malandrini.

I! mio piede?

Uh! Benedetto!

il mio tutto?

Un idolelto.

II sorriso?

Incantatore.

Il mio pianto?

Spezza il core.

17

Mat.

Ali.

Mat.

Ali.

a 2 Mat.

P RIMO E non basta?

Ancora no. ,

Ah! Di ferro un cuore armato La natura a lui formò.

Medichetlo mio garbato,

Tu vedrai s’ io vincerò.

Ah! di veder già panni Quel core all* ire avvezzo, Armarsi di disprezzo,

Di collera avvampar. Combatti, o mia guerriera

(da sè) (a Matilde )

T’ affretta a trionfar.

Ah! di veder già panni Quel core all’ ire avvezzò (da s è)

Vinto dal mio disprezzo D’ amore sospirar.

Largo alla gran guerriera:

Io Volo a trionfar. (ad Aliprando)

Ali. Si, vezzosa Matilde, a voi conlìdo Di Corradin la lesta. A quel cervello E 1’ Etna e il Mongigelto Hanno prestato i fumi;

Stravaganti ha le idee, pazzi i costumi.

Non sa che cosa è amore,

Recita da cannibale,

Vanta di bronzo il cuore;

Scolpila, e disegnata

Una femmina ancor gli dà molestia.

M\t. Vale a dir. che quest’uomo è una gran bestia. Senz’ amore! E ancor vive? E come fa?

Io, per me non lo credo in verità.

Ma tu, caro dottore,

Come reggesti mai 'con questo matto,

Giacché tale mi sembra al suo ritratto?

Ali. Dirò: parla, sospira, e quasi sogna Sempre guerre, battaglie, armi, mine!

Furor, carneficine,

18

ATTO

Inseguir, guerreggiar, porre in scompiglio Popoli , e nazioni

Per montagne, per valli, e boschi, e grotte Come sognava il quondam Don Chisciotte: Ma se gli duol la testa Se il prende un raffreddore,

Diventa un cagnolino, corre al Dottore. Mat. E allora?

Ali. E allor profitto

Del felice momento,

E lo piego a mia voglia, o almen lo tento; Adesso, spero in le.

Mat. . Vedrai.

SCENA All.

Ginardo e Detti.

Gir?. Dottore,

Prevedo un grand’ imbroglio.

Ferocissima in vista, e tutta orgoglio Vien la Contessa d’Arco. Ella ha saputo Di Matilde 1’ arrivo.

Sputa veleno, e vuole Vederla, strapazzarla,

Dal castello scacciarla.

Mat. A Matilde Shabran? Chi è mai costei?

Ali. E una certa Contessa Biliosa per natura,

Cui fu promesso Corradino in sposo Per finire una guerra. Corradino Dette l’assenso, e il ritirò all’ istante Per l’orrore invincibile AI sesso femminino, e si conchiuse Fra le famiglie allora, che in compenso Non avrebbe altra donna sposata Se non costei, eh’ è matta spiritata.

19

PRIMO

Mat. Mentre a tutti si niega, a lei s’accorda * Franco Y ingresso ?

Al1* Corradin ciò crede

Disprezzo e non favor.

Gii». Venir la sento.

(guardando dalla porla)

Ali. Pare un tuono di marzo.

Gir». Non temete.

Ali. Ci son io.

Gin. Ci son io.

Mat. Temer? Perchè?

Oh! venga pur, l’avrà da far con me.

SCENA Vili.

La Contessa d’Arco, e Detti, indi Corredino ? con sei- Armigeri.

Con.

Mat.

Ali.

Gin.

Con.,

a 4

Gin.,

Con.

Mat.

Questa è la Dea? Che aria!

(entrando, e guardando Matilde con disprezzo)

Povera scioccatila !

Piano: mi assorda il timpano,

Più bassa la favella.

Lontano il tuon già mormora.

Già scoppia la procella.

Mat. Guardatela, guardatela!

Oh che caricatura!

La fece la natura E poi se ne scordò.

Ali. Si 'guardano, minacciano.

Che ceffo ! Che figura !

E tengo gran paura,

Che non finisca qui.

Forse è colei , cui preme Far le volale in su ?

Forse è colei , che teme Precipitare in giù ?

20

Co N\ Max.

a 2

a 4

Con.

Con.

Con.

Mat.

Cor.

Mat.

Con.

Mat.

Cor.

Mat.

Con.

ATTO

Ah! ah! mi vien da ridere;

Ma compassion mi fa.

La Venere del secolo Chi vuol vederla è là.

(cercando* di farle tacere 3 ma gridando ancor essi)

Per carità, politica,

0 andate via di qua.

Pestatevi , graffiatevi ;

Ma zitte per pietà.

Che strepito e mai questo ?

(entrando dal mezzo con seguito d’ Armigeri s che rimangono in fondo)

Due femmine qui stanno ?

Le leggi mie si sanno :

Chi mai Y osò sprezzar ?

Sai, Corradin, che t’amo Mi desti la tua fede.

Costei qua volse il piede;

Comincio a sospettar.

Ehi ! Donna ?

(a Matilde con ferissimo disprezzo )

Uom, che vuoi?

Che altera !

Che villano.

Vietimi a baciar la mano;

Mi devi corteggiar.

Ginardo ! Presto i ferri: (con rabbia)

L’ opprimi di- catene.

Buffon ! non fate scet\e ,

Venitevi a umiliar. *

A Corradin!... Chi sei?

Son donna, e tutto ho detto.

(co/2 energia ma non senza capriccio )

Portatemi rispetto ,

O ve la fo pagar.

(E non la fa svenar?)

Gii*., Ali. Con.

21

PRIMO

(S’imbroglia assai 1’ affar.)

(E non mi so sdegnar!

Dallo stupore oppresso

( con meraviglia di sè stesso guardandola sempre)

Ignoto incanto io provo.

Ricerco invan me stesso,

Me stesso in me non trovo:

Mi si trasforma 1’ anima a 5 Sento cangiarmi il cor.)

Guy., Ali. e Mat.

Gm\

Con.

Mat.

Cor.

Gin.

Cor.

Mat.

(Dallo stupore oppresso Ignoto incanto ei .prova.

Ricerca invan sè stesso,

Sè stesso non ritrova:

Gli si trasforma l’anima:

Sente cangiarsi il cor.)

(Da’ miei sospetti oppressa Il mio furor rinnovo :

Cerco calmar ine stessa,

Ma calma non ritrovo:

Sento che m’arde l’anima:

Ilo mille furie in cor.)

Signor men vado, o resto?

Indifferente io sono.

(con freddo disprezzo )

Vieni a cercar perdono. (a Madide) Anzi tu il chiedi a me.

A te... catene... ( a Ginardo)

Io Volo. (per partire)

T’ arresta... sì... no...

Andate.

( con tuono di leggerezza)

Venite, incatenate La mano, il colio, il piè.

ATTO

22

Cor?. Superba !

Gm. Audace !

Cor. Zitti !

Ali. Troppo è 1J ardir.

Cor. Tacete.

In guardia voi V avrete.

(dopo aver pensato un istante consegnando Mal. ad Ali.)

Vita per vita io do.

Mat. (Che io fugga ha già timore.

L’amico già sta in gabbia.

(sottovoce in modo, che il Dottore la senta, mentre Cor. passeggia smanioso, e sospira )

In debole furore Già terminò la rabbia.

Dà tempo, e a poco a poco S’accrescerà quel fuoco.

Mi guarda di soppiatto,

Sospira come un matto!

Oh! quanto è mai ridicolo!

Amor già Io molesta ,

Amor il cor gli rosica,

Amor gli fa la festa.

Tenetelo , legatelo ;

0 ai pazzi se ne va.)

Cor. (Più non intendo affatto.

Sospiro come un malto :

M’oscillano le arterie,

Mi rotola la testa ;

Mi sento in petto un mantice,

Nel sangue una tempesta :

E sottosopra il cerehro Cosa pensar non sa.)

Gln., Ali (La guarda di soppiatto,

Sospira come un matto.

La vampa del Vesuvio Gli bolle nella lesta.

Nel petto tiene un timpano,

23

PRIMO

Che balte, e non s’arresta,

Trema, vacilla, e palpita Già pazzo amor Io fa.

Con. ( come sopra , meno i due ultimi versi)

(La gelosia mi lacera;

Ma il cor vendetta avrà.)

(Cor. parte con gli Armigeri seguito da Ali.)

SCENA IX.

Contessa , Matilde e Cììinardo»

Con. Alla Contessa d’ Arco un tale oltraggio!

Ombre degli avi miei, deh! m’ispirate

Contro questa donnetta

Strepitosa, e tremenda aspra vendetta.

Mat. Non incomodi gli avi,

Mia vezzosa fanciulla;

Che tanto non fa nulla. Ci vuol altro Che gente morta ad ottener vittoria.

Io sto nel campo, e mia sarà la gloria.

Con. Giuro ai quindici secoli Della mia nobiltà.

Mat. Giuro alla mia

Decisa volontà.

Gin. Giuro alle sbarre,

E a tutti i chiavistelli Delle dodici torri.

Con. Che vincerò.

.Mat. Che perderà.

Gin. Che in gabbia

Andrete tulle e due.

Con. Di Corradino •

Io la sposa sarò.

Mat. Forse §i, forse no.

Con. Son tutta fuoco.

Max. Ed io son tutta gelo.

u

Gin.

ATTO Ma tacete:

Prudenza, per pietà.

Cor v. Io di prudenza

Sono il vero modello. Addio, sguajala.

Mat. Malizia, fatti onore.

Gin. Oh! che giornata!

SCENA X.

Armigeri, indi Corratliaao pensoso, poi

Ua Parte Che ne dite?

2.a Parte Pare un sogno !

Tutti Una donna cosa fa!

Ai padrone, poverello,

Il cervello - se ne va!

Fece il fiero - il bell’umore,

Si rideva dell’ Amore Tutto altero ;

Ma gli Eroi - tulli poi Come noi - bau da cascar.

Stiamo il pazzo a contemplar. ( partono )

Cor. Corradino dov’è? Come in un punto Il mio cor si cangiò!. Di vena in vena Serpeggiando mi va rapido, immenso Un torrente di fuoco: e ghiaccio insieme.

Chi vince il vincilor de’ vincitori ?

Chi mi rovescia a terra ? Ite, volate,

Aliprando cercate, io più non reggo!

Io mi sento morir. Presto, Aliprando?

Ali, (Questa tigre ha la febbre.) Ah, mio

^ o

Cor. Vieni , vieni, Dottore:

Senti qui... Senti qui... Tutte le arterie.

(gli fa toccare il polso ed il cuore)

Mi rimbalzano... in petto

Ho una smania... un incendio... un gelo. . invano

(parie)

(parte)

(parte)

25

PRIMO Tento di prender fiato.

Aliprando... Aliprando... io son cangiato.

Au, (Tanto meglio per noi.)

Cou. Ma tu non parli?

Ali. Che volete da me?

Con. Che mi guarisci.

Au. Da qual male?

Cor. Noi SO.

Au. Dove 1* avete?.*.

Spiegatevi...

Con. L’ ignoro.

Ali. Ed i sintomi suoi?:..

Cor. Mi langue il core...

Altro dirti non so...

Ali. Vi strazia amore. (pane)

SCENA XI.

Uorradino solo, indi una guardia, poi Isidoro

fra sei Armigeri.

Cor. Amor!... non è possibile. Sarebbe

Un qualche incanto? E chi potrebbe mai Essere il negromante? - Ah! Sì: colui...

Quell’ Isidoro. Guardie: a me si rechi Quell’ arrestato di slamane. Il core Ben se n’ avvide alla fìsonomia.

Questa è pur troppo una fattucchieria!

(Isidoro si avanza tremante j ma s" incoraggisce ve¬ dendo che Corradino gli fa buon viso)

Isi . (Ride. Farà buon tempo.)

Cor. Guarda.

Isi. Dove?

Cor. Osserva gli occhi miei:

Vedi nulla?

Isi. Negli occhi?... Non saprei.

E che devo veder?

p

Cor.

Isi. Dentro gli occhi?

ATTO

Un tradimento.

Cor.

Sì: guarda:

E tutta opera tua.

Isi.

Cor.

Cosa ?

Isi.

Che mi bolle nel seno.

Quel foco. Opera mia!

Cor. Pur troppo! I miei tesori

Si apriranno per te. Piastre, dobloni Ti pioveranno intorno.

Isi. Non li fate cascar.

Ma dimmi, narra:

Cor.

Chi ti mandò? Da chi mi viene il colpo? E come l’hai compito? Se non parli Da dieci de5 miei cani Ti fo stracciare a brani, e su le piaghe Farò versar zolfo bollente: udisti?

Isi. Udii; ma non capisco.

Cor. Ancor resisti?

Isi. Io no.

Cor. Dunque mi spiega.

Isi. Ma che cosa?

Cor. Non farmi adesso il pazzo.

Isi. (Ma guardale chi parla? Si potrebbe Giocare a chi V è più.)

Cor. Guardie, venile;

( gli Armigeri colle lande investono Isidoro )

Copritelo di lancie a me d’ innante,

E uccidete a un mio cenno il negromante. Isi. Misericordia! Negromante! Altezza...

Cor. O mi salva, o sei morto.

Isi . Vi salverò. - Che male avete ?

Cor.

Isi. Che brutto male! È meglio

Una sincope a freddo.

Amore.

PRIMO

2 7

SCENA XII.

Ginardo, e detti, indi ^Matilde.

Gin. Altezza, immersa

In doloroso pianto Matilde di Shabran chiede parlarvi.

Cor. Matilde !... E piange?

Gin. AI pianto suo dirotto

Pianse ancora il dottor; ma d’ irritarvi Ebbe qualche timore.

Cor. Ah! tiranno dottore!

Forse un mostro son io ?

Ei. • (Poco ci manca.)

Cor. Venga... Venga Matilde.

Gii*. Ma di venirvi innanzi

Teme non ottener da voi perdono.

Con. L’avrà; che venga.

(riprende V asta, e lo scudo )

Isi. (E il negromante io sono.)

Cor. Or tu pensa a guarirmi. (ad Isidoro )

131. A questo penso.

Cor. E la salute mia speri vicina ?

Isi. Par che dica di sì la mia dottrina.

MaT. (avanzandosi tremante e piangente j ma non senza un poco

Cor. Tu piangi ? di vezzo)

Mat. «E come

«Il mio pianto frenar? L’anima mia «Sognò un sorriso... un nettare... un incanto. «Ma l’orfanella di Shabran... Matilde «È degna di pietà... Fu tutto un sogno.

Cor. «E che sognasti ?

Mat. «Ah! no.

Cor. «Lo voglio: parla.

Isi. «(Parlerà , parlerà.)

Mat. . «L’armi, i trofei,

«Gli armigeri , la stessa

28

ATTO

«Ària marzial , che qui si spira, in petto «M’ infiammarono il cor. Ti vidi... Ah! mai «Non t’avessi veduto «Caro oggetto e fatai!... Altezza, ah! no,

«Non vi sdegnate. È degli Dei quest’opra.

«Un non so che di grande, che rapisce,

«Che seduce e innamora... Ah! che mai dissi? Cor. Ah! segui.

Mat, «Mi vergogno.

«(Casca.) Per sempre addio. Fu tutto un sogno. Cor. «No, fermati. - Ginardo? ( nel rivolgersi fissa gli occhi

«Costui cosa fa qui ? in IsL)

Isi. «Sto in sentinella.

Cor. Torni in carcere.

Gin. «Guardie! ( chiamando )

Cor. «Va tu stesso,

«E lo vigila tu;

Gin. «Capisco, andiamo.

(Restiamo ad osservar. Ah cuor di ferro , (piano «Ti vedo in gran cimento...) ad lsi •)

Isi. «(Che commedia vedrem in tal momento.) (Piano a

(Isi. e Gin. rimangono celati dietro le colonne ) Gin.)

SCENA XIII.

Corredino, Fllatilde , e Ginardo ed Isidoro, nascosti.'

Mat. Ah ! Capisco : non parlate.

Tutto intesi - che farò?

Muto ancor mi fulminate,

Voi volete? - Io partirò.

Cor. Non partir... Sì, vanne, vola.

No.. Sì, parti. Arresta il piè.

(ondeggiando fra il volere e non volere)

(Ah ! se resta il cor m’invola:

Corri, fuggi, via da me.)

29

PRIMO

Isi. (Cento affetti nel suo cuore

Stanno intanto a martellar.)

Gn>\ (Ma il martello dell’ amore

Farà il cuore in due spezzar.) {fra loro) Mat. Dunque addio. Per sempre addio.

Gel dì morte il cor mi serra.*

Questa man che i forti atterra,

( bacia piangendo la mano a Cor.)

Del mio pianto io vuo’ bagnar.

Cor. Ciel! Tu piangi!... Tu!... (Che assalto!)

Non partire. Ah! no: ti arresta.

L’ alma, il senno, il cor, la testa Io mi sento ribaltar.

(Di quel pianto - al- nuovo incanto

a 2

Sento V alma - sfavillar.)

Mai1.

(Del mio pianto - al nuovo incanto

È vicino ad impazzar.)

(iIK. Isi.

Resta infranto - da quel pianto.

Già è vicino - ad impazzar.

Cor.

Cara , quel tuo sembiante

L’alma mi mette in fuoco!

Mat.

Voi siete principiante:

•

Pazienza: a poco, a poco.

Cor.

Ma...

Mat.

Con la spada e 1’ asta

Parlar d’ amor mi vuoi?

Cor.

Un sol tuo cenno basta; (gitta spada ed asta) Amano ancor gli eroi.

Mat.

Scostati, se mi tocchi

Quel ferro orror mi fa.

Cor.

Ebben , si toglierà. (sitta lo

scudo)

Mat.

Tu vuoi cavarmi gli occhi

Con quelle penne là.

•

Cor.

L’ elmo levato è già. (silla

l’elmo)

Isi., Ali.

(Signori, chi vuol trappole

Lo spaccio eccolo qua.)

30

di

Con.

Isi. Gin. Mat.

Con.

Mat.

Con.

Mat.

Gin., Isi

Cor.

Mat.

Cor.

Mat.

Cor.

ATTO

Mercè ti chiedo, o cara.

(Già marcia di galloppo.) Prima ad amarmi impara, Pretendo, e non è troppo...

( con entusiasmo )

Cor. Debellerò provincie.

Farò sparir gli eserciti...

Mat. Questo per me non fa :

Amore io voglio, amore,

Clemenza e umanità.

Parla, e 1’ avrai, lo giuro.

Dammi la man.

Ma piano;

Le donne... altrui la mano Non usan dar così.

Come ?

Che so ?...

(Che volpe!;

Spiegati...

Non saprei...

Ma... forse...

A piedi miei...

{montando sullo scudo ^ e sull3 asta)

A piedi tuoi son già.

(si precipita a piedi di Mal., che lo contempla ^ e lo rialza)

Mat. Matilde tua sarà.

(i 2 Piacere egual gli Dei Gou. Non ponno immaginar.

L’anima mia tu sei,,

Te sol ° voglio amar.

a

Isi. Gin. Io rido come un malto,

Amor lo canzonò.

Se rido piano io schiatto,

Frenarmi più non so.

(si avanzano per goder meglio la scena3 ma .sorpresi da un rollo di tamburo Jìiggono)

PRIMO

31

SCENA XIV.

Eorradino e Matilde, indi subito Aliprando. Si

ascolta una campana a martello , ed un improvviso rollo di tamburo.

Cor.

Ali.

Cor.

Ali.

Cor.

Ali.

Cor.

Ali.

Cor.

Ali.

Cor.

Mat.

Ali.

ci 3

Qual fragor?

Signor... (Che vedo!

(i osservando le armi di Contadino a terra )

Fece Amore il grand’effetto.)

Parla: dimmi.

(A me non credo.) (maravigliato) Via, ti spiega: vuoi parlar.'

Ah! signor, signor correte,

D’ Edoardo viene il padre!

Alla testa delle squadre Il suo figlio a ricercar.

Il suo figlio ei cerca! Oh folle!

Egli a piedi è già del colle.

E gli Armigeri?

Son pronti.

Saprò i stolli far tremar.

Di mia man ti voglio armar.

(Come mai lo fè cascar!) ( partono )

SCENA XV.

Atrio del Castello.

S’ode il suono d’una marcia guerresca, e nel momento, che Edoardo si aggira smanioso per la scena, escono gli Armigeri in armi marciando in silenzio, e si schierano in fondo guidati da Bfcodrigo, indi cantano.

Eoo. Smarrito, dubbioso, - al suono di guerra. Sospiro,- e non oso - richieder perchè. ’

M’ agghiaccia, m’ atterra - un freddo sospetto. Mi palpita il petto - vacilla il mio piè.

32

ATTO Coro e Rod

Eoo.

Coro

Eoo.

Coro

Eoo.

Coro

Edo.

Coro

Gl IN.

Ali

Gin.

Ali.

Isi.

a

Con.

COR.

ìià M •

Eoo.

Marciamo, marciamo - gli scudi balliamo.

Si vada, si corra - si voli a' pugnar.

Nel cuor de’ superbi - s’ immerga la spada.

Si corra, si vada - nel campo a trionfar.

Ma dite...

Si corra.

Parlate.

Marciamo.

<

Sentite.

Battiamo.

Andate ?...

A pugnar.

(dal castello escono Cor radino seguito da Matilde , un Pag¬ gio che reca le armi di Corradi no , indi subito Ginardo ed Aliprando armati , in mezzo a cui Isidoro vestito con vecchia armatura, lunga spada al lato, bandiera in mano chitarra dietro le spalle, ed al fianco rotolo di carte, e gran calamaio con penne j poi la Contessa )

Altezza, guardate.

Venir lo lasciate.

2 Poeta di Corte - ei fatto s’ è già.

Il vostro Isidoro - nel rischio crudele Con gamba fedele - seguir vi potrà?

Per scriver la storia, - le fughe, le rotte,

Le piaghe, le botte - cantando verrà.

Ah! Prence! Che penai - Col pianto sul ciglio!...

(con ismania a Corradino )

Di Marta il periglio - gelare mi fa.

Tu cessa... tu vieni. - Che noia!... mia vita!

(prima alla Con., indi ad Isi., poi alla Con, e a Mat. scorgendo Edo.)

Oh gioia infinita !- Tuo padre cadrà.

Mio padre ! Deh lascia - che io voli al suo fianco. M* opprime V ambascia - mi sento mancar.

Mat.

Con.

Mai.

Co 15. Con.

PRIMO ~ 3

Quel pianto deh mira... ( con immesse innocente)

Infida, tu l’ ami l

(con trasporto geloso)

Il padre sospira. ( come sopra )

Mi fai sospettar. ( Come sopra )

(Geloso sospira! - Mi vo’ vendicar.)

Cor., Isi., Gin., Mat., Con., Rod., Ali., Eoo. a 8.

m • quest’

Oh come mai 1 n, anima

quell

Sfavilla in un momento!

Tutta in tempesta 1’ agita L'idea d5 un tradimento,

Di vena in vena sent .

o tu i

Che si dirama un fuoco ,

E tutto a poco a poco

m-1 sembra in fiamme andar.) ivi i . ' •

(Mat. pone Velaio lo scudo e la spada a Cor._, e gli dà la lancia)

Mat. Vanne, pugna: trionfante ritorna;

Ma ricordati d’ essere umano ;

T’armo io stessa di propria mia mano,

E se vuoi volo al campo con te.

Cor. Tu qui resta, disponi, comanda. (a Matil.) (Guai per te se tradirmi pensasti.

Sai, chi sono, ci penila, e ti basti.

(i come sopra sottovoce)

Alla Torre riporta il tuo piè.) (Qd Edoardo). Con. (Egli 1’ ama. Vendetta m’ accende.)

Mat. (Gelosia lo divora, e ne tremo.)

Eoo. (Forse è il padre dei giorni all’ estremo !)

Con., Mat., Edo., Cor.

(Geio, avvampo: non sono più in me.)

Tutti ( fuori di Isidoro)

Come allor, che dall’ erte pendici

Gorgogliando vien l’onda giù a basso,

Mal s’oppone a quell’ impeto un sasso, Matilde di Shabran 2a

u ATTO PRIMO

Che travolto, aggirato in un vortice Rotolando precipita giù.

Alla piena di affanni, di smanie,

Il cervello smarrito s’aggira,

Salt.a, sviene, s’infuria, delira,

Calma cerca, ma calma non trova;

No, la pace per lui non è più.

Cor. Che si tarda? Si voli al cimento.

Gin., Ali., Cono, Rod.

Il llii0 sdegno più freno non ha. suo s 1

Trabalzato qual polvere al vento inimico a . . piedi cadra.

Odo., Màt. e Con.

(Lento, lento un secreta tormento,

L’alma in seno straziando mi va, Trabalzata qual polvere al Vento La mia testa più posa non ha.)

Isi. Dritti , lesti , da bravi , coraggio ;

(i animando i Soldati j e facendoli porre in ordine- di marcia per andare alla battaglia )

Che fra i sassi si arriva alla gloria.

Come canta il cantore di maggio ,

Cantar voglio la vostra vittoria ,

Palatini, patatain, palatura.

A menare ciascuno sia pronto ,

Sia la mano pesante e sdegnosa ,

Delle gambe tenete gran conto ,

E il morire sia 1’ ultima cosa ;

Perchè i morti non campano più.

Cor. Che si tarda? Si voli al cimento,

La mia febbre calmarsi non sa.

Isi, (Ma nel caso fo a correr col vento : (piano da sè} La mia gamba 1’ eguale non ha.)

FINE DELL’ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Vasta campagna sparsa d’alberi. Da un lato grand’albero.

Don Bsidoro fra i rami dell’albero scrivendo, indi BSodrlgo con gli Armigeri; poi Ginardo a spada nuda.

Isi. Settecento ottanta mila (scrivendo)

Quattrocento ventitré Sopra il campo delia Gloria Fur trovali in fricassè.

E alla Morte, che volea Far il conto delle teste,

Gli saltarono le creste,

Che tre volte si sbagl iò.

Che bel dir! Che stile enfatico!

Grande onore mi farò;

Vale a dir: applausi etcetera.

E i sbadigli addoppierò.

Coro Vinto, avvilito - profugo, errante.

Ha rinimico - Cali alle piante!

Di Corradino - la destra armata...

Isi. Ehi! Giovanotti? - è terminata?

(affacciandosi dai rami e chiamami o) Siamo in sicuro? - Posso calar?

Curo Don Isidoro!... - Don Isidoro!...

Isi. Servitor loro, .servitor loro;

Non v* è pericolo? - Posso discendere' Coro Sì: sì: coraggio.

36

Iss.

ATTO

Eh! N’ ho da vendere.

Vi farò estatici - trasecolar.

Coro Che mai ci avete - da raccontar?

( mentre discende aiutato dagli Armigeri entra Gì nardo) tsl. Ascoltate... ( aprendo un scarta/accio)

Gin. Cos’ è, signor poeta,

Lassù che facevate?...

Isi. Fedelissimamente, •

Della nostra vittoria Ho descritta la storia.

Gin. Il fatto d’armi

Più d’ un miglio lontan è succeduto.

Isi. Ma 1’ occhio de’ poeti è un occhio acuto.

Gin. Sarà, ma non credo.

Isi. Attenzione!

Vera, nuova distinta relazione...

Ma lasciam V epopea.

Ed entriam nel bernesco: Corradino Quell’ uom di buona grazia dove sta?

Dove sta?

SCENA IL

AliprantSo con alcuni Armigeri, e Detti.

Ali. Corradino

Fugati i suoi nemici M’impose di lasciarlo. A voi comanda,

Soldati, con suoi cenni i cenni miei,

Nel vicino villaggio

Adorno di Trofei

Preparare un bell’Arco trionfale.

Isi. Fatto in fretta sarà un bel colpo d’ occhio Ali. Ei vuol passarvi in cocchio

Con Matilde per cui già’ sente affetto,

E che lo innamorò.

Isi.

Lo avevo detto.

SECONDO 3

Ma adesso ove si trova?

Ali. • Avido forse

Di qualche illustre impresa nella selva Volle solo inoltrarsi Di don Raimondo in traccia.

Isi. E se Io trova?

Gin. Lo sfida.

Isi. E poi?

Ali. Si battono.

Isi. Bel gusto !

Ali. Ma ritorniamo intanto

Verso il Castello, e di Matilde andiamo li core a consolar.

isi. Povera donna!

Ali. Oh! come penerà!

Isi. La vera pena

E V aver poco a pranzo e niente a cena.

[partono con gli Arcieri 3 che marciano dalla parte opposta di quella da cui sono venuti)

SCENA III.

Edoardo a spada nuda seguito da Edolfo da una parte del bosco.

Eoo. 0 mia liberatrice! o mia pietosa E cordiale Matilde! Il career mio Si disserrò per te. Vieni, t’affretta,

Tu che per cenno suo

Sì cortese mi fosti: al mio castello

Rivolgi i passi, e larga avrai mercede,

Che cercando mio padre io volgo il ‘piede.

(esce Udolfo)

D’ un padre nel periglio

Poco sarà, se ancor perisce un figlio, (s’ inselva)

38

ATTO

SCENA IY. .

il a imi oii ilo fuggiasco e sospettoso, ed làlcartlo nella selva.

R/u. Sarai contenta alfine Revolubil fortuna!

S’ involare i miei prodi, e non m’ avanza Un lampo di speranza.

Inutil arma è il pianto:

E il figlio... il figlio mio perduto ho intanto!

Ah! perchè, perchè la morte Non ascolta i pianti miei?

Nella tomba io troverei Ogni mia felici là.

La speranza m’ abbandona,

Più non vedo che periglio,

E il pensier che perdo un figlio...

Figlio...

Padre...

Sogno?... o sento?...

Forse... ah! come?... il cor s’inganna. Figlio...

Padre...

Qual momento!

Padre, padre...

Che sarà?

Ali! se ancora un’ altra volta Ei ritorna al dolce amplesso ,

Io morrò di gioia oppresso:

Così morte orror non ha.

Ali! se- questo è un bel sogno,

Ch’ io non mi desti più. Presso la voce Scorrerò la foresta,

II figlio chiamerò.

Eoo.

Pai.

Eoo.

Hai.

. Eoo. Rai.

SECONDO

SCENA V.

39

Corradino a spada nuda, indi Edoardo a spada nuda,

e Detto.

Con. Ferma, t’arresta. (presentandosi

improvvisamente da una parte della foresta)

Rai. Clic pretendi ?

Con. Fra noi

Terminare il cimento.

Rai. Lasciami un sol momento,

E a te ritornerò.

Con. Vile! Tu credi

Involarti cosi.

«

Rai. Che vii non sono

T’insegnerà il mio brando.

Con. Il brando tuo

Darà lampi, e non colpi. I tuoi guerrieri,

Degni di le, ti abbandonaro, ed ora Che teco a solo, a battagliar discendo,

Chi ti difenderà l

Eoo. Io Io difendo.

Padre !...

Rai.

Cor.

Eoo., IUi. Con.

Figlio !...

Voi!

!\r abbraccia. Ma come !

Rai. Figlio!

Eoo. . Padre !

Con. V oi !

n 3 Che istante !

Combattuto, delirante Sogno? Veglio? ancor non so. Eoo. Deh! serena il mesto ciglio,

Ci sorride la fortuna :

ÀI tuo sen li stringi il figlio, Il tuo pianto terminò.

40 ATTO

Rai. Ora sfido il mio periglio ,

Mi sorride ia fortuna,

Al mio sen mi stringo il figlio Il mio pianto terminò.

Cor. (Oh! qual gelido veleno

Circolar mi sento in petto,

Un sospetto batte in seno,

La mia gioia terminò )

Eoo. Pugnar tu vuoi ?

Cor. Rispondi :

Qui libero ti vedo,

Dall’onor tuo lo chiedo:

I ceppi chi spezzò ? •

Eoo. Matilde.

Cor. Che!... Matilde!

No, tu mentisci: no.

Eoo. Matilde ha bella l’anima,

( con V espressione dell3 entusiasmo)

Matilde ha bello il core ,

Matilde è tult’ amore,

Matilde mi salvò.

Cor. (Io la credea sì tenera ,

E 1’ empia ni’ ingannò !)

Eoo.. Rai. Ali’ armi, all’ armi, o barbaro, (« Cor.)

Vieni a pugnare, affrettati. a 2 Perchè, perchè sì torbido!... (fra loro)

Che pensa mai, che medita!...

Chi sa, che idea terribile Lo fa così agitar !

Cor. Femmine tutte perfide! (da sè disperato)

Lasciatemi , involatevi. (« Rù* ecl Edo-)

Oh qual segreta smania ( da sè )

II cor divora , e lacera !

Ma di vendetta il fulmine ,

Fra poco ha da piombar.

(Cor. parte nell’eccesso della collera 3 ed Edo . e Rai*

entrano nella seira )

' 0

SECONDO

41

SCENA VE

Galleria nel castello di Corradino.

La Contessa, indi Matilde.

Con. Edoardo fuggì. L’ oro sedusse li facile custode. Qui signora Era sola Matilde, e sovra a lei Il sospetto cadrà. Di Corradino L’ alma conosco ed il furor. Fra poco Vendicata sarò.

Mat. (Nè alcun ritorna !

Ab! Mi palpita il cor!)

e™* (Ecco colei.

Ih! quanto fumo! Due minuti, c forse II fumo sparirà.)

SCENA VII.

Isidoro, indi Ginardo, Hip rondo, e Delti.

Isi. Ma che battaglia !

Che ticehe tach! Che strette!!

Sessanlamila ne ho tagliali a fette!

Mat. Sessanlamila !

Isi Tondo, o se mai sbaglio;

Poco più, poco meno.

Con-, Mat. E Corradino l

Isi. Corradino verrà. Le teste grandi Con il comodo Ior fanno le cose.

Gin. Siam qui belle ragazze.

Ali. L’ inimico

Ci vide, e s’involò; ma il nostro eroe Volle solo inoltrarsi Nella foresta per trovar Raimondo ,

E sfidarlo a duello.

Matilde di S habran

:ib

4*2 A T T 0

Mat. E lo lasciaste ?

Ali. Severo il comandò. Vicino è il bosco ;

Lo credea già tornato,

l\1at. Che incertezza crudeli Qualche sventura Mi predice il mio cor!

1 si . (Quanta premura!)

Mat. Ah! per pietà, correte,

Ite in traccia di lui. Finché noi vedo Ah ! no : non so s’ io viva.

[s'ode un forte rollo di tamburo) Isi. Innocente son io ! ( spaventato tremando)

Gin. Ecco che arriva.

SCENA Vili.

■ . ' , V * *.' • V. , * ; ' • <

Cor radino con quattro Armigeri, e Detti. Tutti gli si affollano intorno, ed egli con un gesto risoluto li allontana.

Cor. A me Edoardo. Va, Ginardo , vola:

Qui Io voglio all* istante.

Con. (Par che tutto già sappia.)

Mat. (II suo sembiante,

Che tranquillo non è , mi dice assai.)

Ali. (Concentrato così! Che sarà mai!)

Isi. (cara un foglio lo spiega j e segue j leggendo Contadino che passeggia smanioso e taciturno) ,

«A sua Maestà spaventevolissima «Corradino Cuor di Ferro ,

«Per la vittoriosa vittoria, in cui il vincitore «Vinse i vinti.

Sonetto Romantico.

«Al tarappattaltà del tamburo «E al cicche ciacche di fulminee spade «I nemici cascar, siccome cade «Dalla padella il liquefatto burro;

«E.„

Coh.

Isi

SECONDO

43

Zitto.

(Bell’ incontro! Una pensione

(spiegando il foglio)

Adesso è assicurata.)

Gin. Altezza, la prigione è disserrata. ( tornando )

Il custode è fuggito.

Edoardo non v5 è.

A u. Che sento?

Mat. E come ?

Con. (Oh gioia immensa!) E Tempio autor di questa Trama infernal, chi sarà mai?

Isi. (Prevedo

Qualche gran terremoto, e già le gambe Mi diventano un x )

Con. Bella Matilde,

Di questo avvenimento Voi che cosa ne dite?

Isi. (Il temporale

Par che pigli di là.)

Mat. Signor... mi sembra!...

SCENA IX.

SSoJrigo con lettera, e Delti.

• i «

Rod. Cento mila perdoni. Questa lettera A Matilde Shabran recò un guerriero,

Me la dette, c partì.

Mat. Lettera? Ebbene,

La leggerò con comodo.

Con. " Leggetela. ( con ìmpeto)

Mat. Qual premura, signor?

Con. (Forse la sorte

Seconda il mio furor.)

Con. (" Matilde ) Tu... perchè (remi ?

Mat. Io tremar?

Con. Leggi. . leggi.

44 A TTO

Ali. (Qimè! Che imbroglio!

Isi. (La grandine è vicina.)

Con. A me quel foglio.)

( Corradino strappa il foglio a Matilde, e legge fremendo)

« Alla bella Matilde Shabran: il tuo nome sarà » scolpito nel mio cuore, anche dentro la ?» tomba: e sarà l’ultima voce pronunziala ?» dall’ affettuoso mio labbro. Per te caddero ?» i miei ceppi. Ah! non sarò felice, che ?» quando io mi getterò a piedi della mia bella ?» liberatrice. ?» Edoardo Lopez. ?»

Cor. É palese il tradimento.

Mat. Mente il foglio, o ad arte è scritto.

Con. Ella è rea.

Mat. Non ho delitto.

L’ innocenza brillerà.

Con. Passegger che si confonde,

E inciampando balza e casca.

Cor. Un vascello in preda all’ onde

Quando bolle la burrasca.

Mat. Una face che lontana

Improvvisa manca e sviene.

Ali. Un assalto di quartana,

Che tremar fa polsi e vene.

!si. Un poeta indebitato,

Che non sa come pagar.

Gin. Un castello fracassato.

Ch’ è vicino a sprofondar.

Mat., Cor., Gin., Isi., Con. e Ali.

In sì tragico momento D’ impensato cangiamento

Rassomiglia al 11110 cervello,

suo ’

Che dubbioso, irresoluto,

Sconcertalo, combattuto

Cosa mai pensar non sa.

45

Con.

Isi.

Gin., Ali Con., Isi.

•

Isi.

Mat.

Cor.

Ali.

Mat.

SECONDO Perfida , invai) tu piangi.

È finto quell’ affanno.

A morte li condanno.

Mat., Gin. e Ali.

A morte !

[Matilde cade come svenuta sopra una sedia)

Bagattella !

(Si giovane! Si bella!)

(Alfìn son vendicata!

Comincio a trionfar.)

(Povera disgraziata !

Mi vien da singhiozzar )

Morir!... Morir!... Npn palpito Di morte al freddo orrore ;

Ma perdere il tuo cuore ,

Questo gelar mi fa.

Spergiura !

Almen 1* udite.

Signor, sono innocente.

Isi., Gin., Ali. Grazia per lei.

Cor. No : mente.

Per lei non mi parlate ,

Invano mi tentate.

Morte su lei già sta.

Gin., All (Salvarla, chi potrà?)

Con. (Oh! gioia! Ella morrà.)

Isi. (Freddo venir mi fa.)

Mat. (Nè troverò pietà.)

Cor. Fra quattro armigeri - immantinente

Presso il castello - di don Raimondo Dove precipita - V ampio torrente Ora tu stesso - la guiderai. (od hi.) Nella voragine - la gilterai.

Y7ita per vita - trema per le.

Mat. Oh ciel ! Che fulmine!

Ali , Gin. (Che rio decreto!)

46 ATTO

Cor», (M’inonda l’ ànima - piacer segreto.)

Isi. Ci vuole un core - da can barbone,

10 son coniglio - sono un poltrone,

D’ una giuncata - sono il ritratto,

Questo mestiero - mai non ho fatto.

Cor. Vita per vita - trema per te.

Mat. Io cadrò vittima - d’ un tradimento;

Ma pure, o barbaro - non mi lamento,

Chè l’ innocenza - lieta mi fa.

Sì, T innocenza - trionferà.

Copf. (Per una femmina - che bel momento!

11 cor mi giubila - nel suo tormento.

Oh inesprimibile - felicità !

Di più quest’anima - bramar non sa.) Gipj.Au. A quelle lagrime - a quell’accento .

Il cor mi palpita - straziar mi sento. a 6 No: di colpevole - volto non ha.

Misera giovine! - morir dovrà.

Cor. A quelle lagrime - a quell’accento

Dolce incantesimo - nel cor mi sento;

Ma la mia collera - trionferà.

(ad Isidoro ed agli Armigeri con impero)

Precipitatela - senza pietà.

Isi. Non è possibile - fo testamento.

(da se figurandosi la caduta di Matilde)

Che capitombolo ! - Oh che spavento ! Pliffete plaffete - l’acqua farà...

(scuotendosi con paura)

Dice benissimo - sua Maestà. (partono)

SECONDO

■17

SCENA X.

Bosco fra il Castello di Corradino e di Raimondo presso la Valle del Torrente

Edoardo, E dolio e quattro Armigeri della fazione Lopez,

indi Bsidoro di dentro.

Edo. Forse tardi parlasti,

Forse tardi svelasti

Che Matilde non fu, ma la contessa,

Che sciolse i ceppi miei. Ah! eh’ io pavento Qualche tremendo inganno ;

Forse Matilde... Ah! Ne morrei d’affanno.

(sJ ode un tamburo scordato , che sJ avvicina suo¬ nando tristamente )

Isì. Alto! (di dentro)

Eoo. Facciam silenzio: nascondiamo :

Gente armata, e una femmina s’ avanza.

(si nascondono)

SCENA XI.

Matilde fra quattro Armigeri guidati da Isidoro ,

e Detti nascosti.

Isì. Che serve il singhiozzar? Non v’ è speranza. Incrollabile io son.

Mat. Sono innocente.

Isì. Nequaquam... Ehi! Sentite attentamente. Trattenetevi là. La cerimonia Del gran salto mortale Voi veder non dovete. Con le donne Ci vuol del galateo, su quell’ altura La condurrò, la precipiterò,

Poi lutto vi dirò., ( gli Armigeri si ritirano)

48 A T T 0

Mat. Barbaro! E come

Ti regge il cuor?

Isi. Il cuor? Ma voi che dite?

lo gettarvi uell’ acqua? E che? Son pazzo? Nemmen le mosche a mezzo luglio ammazzo. Udite, il tempo vola.

Vi lascio qui: ma datemi parola Di buttarvi da voi... eh? Me la date?

Da brava: non burlate. A Corradino Con gran sesquipedali parolone Io farò la superba relazione.

Per sempre addio: non ci vedrem mai più. (Che si butti davvero? Eh! non lo credo Nemmeno se lo vedo. Ora a palazzo Infilzerò bugia sopra bugia:

Poi colgo un contrattempo e scappo via.

Con finto pianto ora ingannar bisogna Quella feroce assassinesca razza.)

È morta... è morta; oh povera ragazza!

(entrando)

SCENA XII.

Matilde 9 indi fi£doardo , Udolfo ed Armigeri.

Mat. M isera! Che farò fra questa bruna Tortuosa foresta? Oh se sapesse Il giovane Edoardo Che nel fior de’ miei giorni Solo per lui son condannala a morte Sì: sull’ ali del vento,

Volerebbe a salvarmi.

^DO* . (Oh ciel! Che sento?)

Matilde non morrà. Tergi quel pianto.

No: Matilde, non morrai.

A svelar 1’ inganno io volo.

Co’ miei fidi or tu n’ andrai.

SECONDO Ti fa scudo il genitor:

A te sacro è il braccio e il cor. Mat. Dileguate, o crudi affanni:

L’innocenza in ine scintilla. Cavalier, se tu m’ inganni Saria troppa crudeltà...

E Matilde ne morrà.

Eoo. Vanne, e spera.

Mat. Un solo accento.

Edo. Se sapessi...

Mat. Una parola.

Eoo. Periglioso è anche un momento.

La rivale...

Mat. Ah! Corri vola.

Forse., oh Dei! se tardi... ah no Vanne, o caro: a te mi affido, Innocente ho il core in petto,

Se mi salvi il fato io sfido , a 2 E di gioia io morirò.

Eoo. Non temere: a me ti affida;

Di salvarti io ti prometto;

La rivale invan ti sfida :

Non temer, ti salverò.

Mat. Sfoga pure, o sorte irata,

Il tuo barbaro rigore;

Chè quest’ alma innamorata Il tuo sdegno sprezzerà.

Ah! se m’ama il caro bene, Cesseranno le mie pene.

Più fedel di questo core a 2 . Non si trova, non si dà.

Edo. Sfoghi pure la sorte irata Il suo barbaro rigore,

Che a quell’ alma desolata É difesa l’amistà.

Ah! vicino al caro bene,

Cesseranno le tue pene:

50

ATTO

Più fedel del tuo bei core Non si trova non si dà.

( Matilde parie cogli Armigeri 3 ed Edoardo con Udolfo)

SCENA XIII.

Galleria nel Castello di Cor radino*

%

Corrodano seduto presso un tavolino, la Contessa , 4aisiardo, Allprando, indi Isidoro.

Cor.. (Pietà mi parli invano,

Vendicato sarò Donna infedele!...

Nè alcuno ritorna ancor/)

Con. (Del mio trionfo

il momento è vicino.)

Cor,. Di Matilde

Nessun nuova mi porta?

Ah! Matilde crudeli

ÌSI (entrando) Matilde è morta.

Ali. (Barbaro!)

Gm. Dispietato! e tu?...

Ih. Silete

Vel siletote vos: nel caso mio Avreste fatto peggio.

Con. Queir infida

Che disse?

Isi. Vi dirò. (Mi raccomando

Spiritose invenzioni, e tu Rettoriea Deh! non mi abbandonar.) Giunti del monte Sul culmine scosceso e dirupato, lo, col tuono d’ un tragico arrabbiato, Esclamai: mori, o banderuola errante.

E col piè tracotante Io stesso la tremenda Spintarella fatai le delti: ed essa

51

SECONDO

Capitombolò giù. L’ acqua spezzata Mi schizzò in faccia. Per tre volte a galla ^ enne , e tre volle... oh vista!

Dir volea stralunando

Le luci immerse nell’ eterna eclisse:

Corradino birbon... ma non lo disse.

Ali. Sventurata!

Cor. Ne godo.

Isi. (Ser la beve.)

Con. Dottor: la tua protetta

Si fece poco onor. Già si sognava Il talamo, il comando;

Ma il velo si squarciò; ma finalmente Matilde apparve rea.

SCENA XIV.

Edoardo, e IJdolfo entrando, e Detti.

Edo. Ella è innocente.

Con. Quale ardir ?

Gin. Che sarà ?

Edo. Signor, perdona:

È pietade, è dover, che al tuo castello Rivolge i passi miei.

Ingannalo tu sei;

Matilde rea non è. Mira il custode ,

Che mi disciolse, e meco

S’involò. Ah! lardi mi svelò l’arcano!

Onde render Matifde

Da tuoi sospetti oppressa

Fu comprato costui dalla Contessa.

Cor. ^Matilde non è rea! Perfido! E tu? («<* D*V/.) Isi. ^(Questa non è più aria »Per un figlio di Apollo:

«Marco-sfila , Isidoro, e gambe in collo.)

arte tacitamente)

5*2 ATTO

Con. «(Qual fulmine è mai questo !)

Con. » Anima rea!

«Per te cadde Matilde,

«E tu respiri ancor? Fuggi, t’invola «Dal provocato mio sdegno feroce.

[la Contessa parate mortificata)

Farmi ascoltar la voce

Della bella innocente. Ombra diletta,

Fermati, senti, aspetta.

Ti rivedrò... ti rivedrò; nell’ onde Che ti fur tomba io vo’ piombar, e teco Nel giardin dell’ Eliso Favellerò d’ amor spirto indiviso.

Matilde, anima mia,

Ti rivedrò fra poco.

Le pene sue per gioco Rammenterà il mio cor.

Signore, a poco a poco Si calmerà il tuo cor.

(Amore a poco a poco Consolerà quel cor.)

Nei vortici fatali

Vado a incontrar la morte,

E la mia cruda sorte Renderà dolce amor.

Qual sarà mai la gioia Allor che a lei d’ accanto Versando un dolce pianto D’ amor le parlerò.

Se nel pensarlo sólo Ogni più acerbo duolo Già nel mio sen cessò!

Che inaspettato evento!

Che istante di dolor !

(In sì crudel tormento Si cangerà quel cor.)

( parte seguito in fretta dagli altri)

Ali., Gin. Eno.

Con.

Ali., Gin. Edo.

SECONDO

ff a

Do

SCENA XV.

Montagna dirupata in fondo di cui si precipita un ampio torrente , che si perde in una voragine. Da un lato ca¬ stello di Don Raimondo , con ponte levatoio; nell' innanzi selva con sasso. — È notte.

Isidoro fuggiasco di dentro , indi in scena con lanterna acceso. Dopo Oocradino di dentro su la montagna.

•

Isi. wNel mezzo del cammin di nostra vita »Mi ritrovai per una Selva oscura,

«Che la diritta via era smarrita.

Fra il digiuno, la notte e la paura,

Scivolo ad ogni passo.

(c macca la lanterna ad un albero)

Mettiamoci a seder su questo sasso.

Qimè! Questo è il torrente,

Dove Matilde si sarà battuta.

Avesse da venir l’ombra affogata?

Ma si sarà affogala ?

Se non scappavo presto, Corradino Si sfogava con me...

{s’ode la campana del castello )

Che suono è questo ?

Eh! suoneranno a fuoco; manco male,

Che sto all’ acqua vicino.

Con. Matilde, ceco, ti seguo.

Isr. Ah! Corradino!

Misericordia! Aiuto! Peggio, peggio.

[nel prendere la lanterna gli si smorza)

Anche il lume è smorzato;

Felicissima notte.

54

ATTO

SCENA XYI.

ài cala il ponte levatoio, ecl esce 1$. ISaiisBosad© seguito da quattro Armigeri con faci. La Selva rimane ingom¬ brata da Contadini guidati da JEgoId© pure con faci. Su la montagna si scorge Corradino trattenuto da 418- Frand© e da tàinardo; intanto lì do arda scende dal monte, traversa la pianura, e corre al Castello.

Hai. Chi ha gridato!

Ali. Fermatevi, signore.

Gin. È troppo strano

Questo vostro furor.

Cor. Tentale invano

Trattenermi, importuni. Entro quell’ onde Precipitar mi voglio.

Isi. (Lo lasciassero far!)

Eoo.

(Questo è il momento!)

{entra nel castello)

Con. No, viver più non deggio. In cor mi sento Una vampa, un incendio;

Lo spegnerò fra i vortici Ove Matilde mia trovò la morte.

SCENA ULTIMA.

Edoardo porta per mano Matilde fuori del castello.

e Detti.

Max. Matilde non morì. Gin., Ali. e Isi. (

Con.

Che vedo l

Oh sorte!

{scende in fretta dalla montagna)

Hai. Foste voi , che nell’ acqua La faceste cascar ?

{ad Isidor o }

ÌSI

Sì, per metafora:

SECONDO 55

Fu parlar figurato ,

Fu 1 icenza poetica.

Fon. . Mia vita!

illusione non è. Vivi, ti vedo;

Di’: mi perdoni? Ai piedi tuoi...

Matilde ? Ebben?

*^AT- Son tua, son tua per sempre.

Grazie, caro Edoardo.

Medico , abbiamo vinto. Per le nozze {ad Isidoro ) Da te voglio un sonetto. (Ah manca solo A tanti miei trofei , che la Contessa Viva mi veda, e sposa a lui.) Signore,

L’affanno terminò, trionfa amore.

Ami, alfine? E chi non ama?

Ama l’aura, l’onda, il fiore.

Se di te trionfa amore Non ti devi vergognar.

Agli affanni suoi segreti Son soggetti anche i guerrieri,

Anche i medici , e i poeti Son costretti a sospirar.

Non è vero ?

Edo. , Cor., Gin., Ali. e Rai.

Anzi è verissimo.

Usi. Ancor io dovetti amar ,

E sette anni singhiozzar,

E fu cosa da crepar.

Coro ed Ego.

Dunque al caslel talora Verrei!) da voi , signora ,

E niun ci scaccierà ?

Eguale avete l’anima Del volto alla beltà.

Mat. Tace la tromba altera,

Spira tranquillità.

56 ATTO SECONDO

Amor la sua bandiera Intorno spiegherà. Femmine mie, guardate:

L’ ho fatto delirar. Femmine, siamo nate Per vincere e regnar.

Cono E GLI ALTRI

Le femmine son nate Per vincere e regnar,

FINE

ELENCO DEI LIBRETTI D’OPERE TEATRALI

PUBBLICATI DA F. LUCCA.

pAdelia.

pAdriana Lecouvreur pAidea

pAilaa Cameron.

Anna Boleua. pAtala. p Attila.

p Armandoli gondoliero Beatrice di Tenda. Belisario.

pBernabò Visconti.

Capuletiei Montecchi. pCaterina Howard. pCellini a Parigi.

Chi dura vince. Chiara di Rosemberg pClarice Visconti. pCorrado console diMil. pCristoforo Colombo pClarissa Harlowe pDante e Bice.* pDon Checco. pDon Crescendo. pDon Pelagio. pDottor Bobolo.

«Due moglie in una. pElena di Tolosa.

Elisa. pElvina.

Eran due or son tre. pErcolano pEsmeralda. pEster d’Engaddi. pFaust Fausta.

pFolco d’Arles. ^Funerali e danze. pGabriella di Vergy.

Gemma di Vergy. pGinevra di Scozia pGiovanna di Castiglia. pGiovanna 1 di Napoli pGiralda. pGiuditta pGli Ugonotti. pGli Studenti. pGriselda.

Guglielmo Teli. pi due Figaro, pi ^alsi Monetari.

Il Crociato in Egitto, pi Pirati spagnuoli.

Il Barbiere di Siviglia La Straniera.

11 Giuramento pii ritorno di Columella pi Gladiatori, pii Birraio di Preston.

Il Bravo.

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Il Campanello pii Corsaro, pii Deserto. Ode Sinf. pii Giudizio Univ.OraG pii Mantello, pii Matrimonio per con.

Il nuovo Figaro.

I Puritani e i Cavalieri pii Reggente.

II Furioso, pii Tempiario.

Il Turco in Italia.

11 Pirata.

pii Franco Bersagliere, pii Saltimbanco.

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pLa Dama bianca

La Gazza Ladra. pL’Africana. pL1 Ebrea

La pazza per amore. pLa Cantante.

La Cenerentola. pLa Favorita. pLa figlia del Proscritto

pLa figlia del Regg. pLa Locandiera pLa Maschera. pLa Valle d’Andora.

La Muta di Portici. pLa prova d’un’operas. pLa Regina di Leone. pL’arrivo del sig. zio.

L’Assedio di Corinto pL’Assedio di Leida.

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pLa Villana contessa* La Regina di.Golconda pLa Sposa del Crociato pLalla-Ruk La Vestale. pLazzarello. pLa Vivandiera. L'Elisir d’amore.

V Leone Isauro pLeonora.

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L’Ajo nell’imbarazzo. pL’Uscocco. pMinierediFreimbergh pMarta.

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Marino Faliero. pMargherita. pMatilde di Scozia. pMedea.

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pRoberto il Diavolo. Roberto Dèvereux. Semiramide. pSer Gregorio.

Torquato Tasso.

( Un’avv. diScaramucc, pUn Geloso e la sua v. pVioletta. pVirginia.

IpVitlore Pisani

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